giovedì 17 settembre 2015

Facebook Chronicles - Tartufello

Nababbo

16 settembre 2015





Qualche rara volta capita che il sole ferisca sottilmente i miei occhi, causandomi un lieve fastidio quando poi li uso per leggere, dovuto forse ad una qualche forma di fotofobia che non ho mai avuto interesse di indagare, sia su schermo che su carta, fastidio che se ignorato porta in un paio d'ore ad un lancinante mal di testa con epicentro nel mio bulbo oculare destro.
In questi casi l'unica cosa da fare sarebbe lasciar perdere il PC.
Non fosse che:
- Avevo proprio voglia di farmi una co-op a Dark Souls 2, mannaggia ai pescetti,
- mi è montata la curiosità di spulciarmi quegli articoli che stamattina ho messo da parte sull'iPad,
- mi frullava in testa qualcosa da mettere per iscritto,
- non ho attività ricreative che escludano l'uso degli occhi come prerequisito fondamentale,
- svicolare usando il gusto dà un sollievo solo temporaneo, anche se nella forma di sua santità il tartufo al limoncello della Callipo, un dono degli dei con zuccherini sparsi su una cupola di sorbetto al limone che ricopre un corpo alla panna che cela un cuore di gelatina al limoncello. E scusate se è poco.
Risolversi quindi a mettere da parte gli occhiali per un po' mi porta, grazie al mio difetto alla vista, in un mondo dove i contorni sfumano gli uni negli altri, dove i colori degli sfondi fagocitano quelli dei dettagli in una uniforme, nuvolosa perdita di fuoco.
Unica alternativa sarebbe quella di affidarsi al tatto, ma prima che facciate facili allusioni all'onanismo, non ho più 15 anni e francamente mi manca la voglia di piazzare volti conosciuti in elaborate fantasie erotiche, quando potrei avere tutto il porno di internet che se siete stati attenti mi è al momento negato.
Intendevo invece il manipolare oggetti a fini di passatempo, ma vorrebbe dire giocare con dei giocattoli, fondamentalmente. E di giocattoli non ne ho (peccato, le storie epiche che potrei elaborare farebbero sicuramente impallidire la saga delle guerre dei Masters di quando ero bimbo).
Mi risolvo dunque a distendermi sul letto ad ascoltare, con le braccia incrociate dietro la nuca, un podcast di giovani che dissertano di una fiera videoludica con due mesi di ritardo (mio) e godere la compagnia della piccola gatta che si accoccola a fianco del mio orecchio destro alternando un'accurata pulizia della sua persona alle coccole.
Ora so già di aver smosso in voi quel processo mentale automatico che vi porterà a pensare: bravo il mio sfigato tecnologico, hai scoperto il piacere delle cose vere della vita/hai visto che il tuo stile di vita peccaminoso-innaturale ti ha presentato il conto?
No, nulla di tutto questo, cari i miei spiriti simpatetici quanto un sasso. Ho solo aspettato con costrutto di poter tornare un'ora dopo a giocare con destrezza insieme a gentaglia mia simile di tutto il globo.



Nessun commento:

Posta un commento