domenica 21 gennaio 2018

A Steam machine in the year 2017

Wolfenstein: The New Order

Prendere un'idea trita e ritrita e farne uno dei migliori sparatutto degli ultimi anni, in gran parte grazie agli occhioni da cucciolo del protagonista.
L'idea trita? Il solito, arianissimo Blazcowicz si scatena nuovamente contro un sorprendente (non più nel 2017, purtroppo) numero di nazisti che assieme al protagonista vengono passati sotto una lente che aggiunge loro un po' di profondità.
Sostituita la componente sovrannaturale con un futuro alternativo nel quale il Reich ha trionfato grazie ad una tecnologia superiore e concesse al protagonista velleità da commando se non proprio da Rambo, il gioco è servito.
Insomma, se intrufolarvi in una prigione a Berlino al suono ovattato di un coltello non è il vostro stile, potrete sempre sfondare una porta, far saltare tutto per aria con una granata e finire gli ultimi arrivati imbracciando un fucile a pompa sotto ogni ascella.
Se solo avessimo concesso loro di esporre il loro punto di vista con calma.

Alone with you

Gioco facilmente ignorabile dai più che però, forte anche del titolo, mi ha incuriosito ed è rimasto vivido nella mia memoria molti mesi dopo averlo finito.
È fondamentalmente la storia melanconica dell'unico sopravvissuto ad un tentativo di colonizzazione di un pianeta lontano con come unica compagna una intelligenza artificiale particolarmente preoccupata del suo benessere.
Percorrendo i vari ambienti della colonia ritroveremo i resti dei nostri sfortunati colleghi e ricostruiremo, a volte letteralmente, grazie al ponte ologrammi, le loro vite grazie alle informazioni che si sono lasciati dietro.
Si instaura ben presto un ritmo che ci vede esplorare, recuperare e conseguentemente interagire con questi ologrammi in un tentativo di venire a capo della situazione ed evitare il peso della solitudine. 
Ghost in the machine.

Oneshot

Rimanendo ben saldi sulla melanconia qui c'è qualcosa di unico, travestito solo superficialmente da un JRPG sebbene privo di qualsivoglia combattimento ecco un gioco che non si fa problemi ad osare con trovate particolarmente intelligenti che non mancheranno di stupire e deliziare, sfondando decisamente la quarta parete.
Siccome è un videogioco qui si parla di un ennesimo mondo che è letteralmente al lumicino, il sole si è spento e noi, arrivati qui chissà come, ne troviamo un sostituto che ci porteremo dietro in ogni dove, solo che, ingegnosamente addomesticati dalle varie trovate, capiremo che c'è un altro livello di lettura.
Nonostante sia un videogioco, Oneshot è sospettosamente cosciente di sé stesso.
Quota avverbi francamente fuori scala.

The Witness

Un'isola bellissima nella sua artificialità da percorre in lungo e in largo, da capire e decifrare, in cui ogni dettaglio non è casuale e il cui scopo rimane ben oltre l'orizzonte.
Se siete degli arroganti sapientoni come il sottoscritto vi lancerete come una pallina da golf sulle numerosissime variazioni di una singola idea che compongono gli enigmi, rimbalzando su ogni momentaneo intoppo verso una direzione diversa.
Completare la sfida donerà nuovo lustro al vostro ego e nuovo rispetto per l'autore che se vorrete mantenere intatto eviterete accuratamente di seguire su twitter, per quella brutta storia di opinioni dell'artista versus capacità creative di quest'ultimo.
Un luogo a tutti gli effetti.

Rome: Total War

Se tutta la serie di Mitridate Nabautore non lo avesse già abbondantemente rivelato, ho passato parecchie ore dilettandomi nella gestione del mio piccolo impero persiano.
Il gioco base è stato debitamente arricchito da un'apposita mod che mi ha permesso di approfondire le fazioni del mediterraneo orientale ma nulla toglie che questo vecchio strategico faccia ancora le scarpe al suo più spettacolare, sebbene solo nell'aspetto, successore.
Oggi ci sono molteplici ere nelle quali sbizzarrirsi tra i vari episodi della serie Total War ma l'età classica avrà sempre la precedenza nel mio cuore, anche se i colpi del Mortal Empire di wharammeriana origine sono sempre più forti e la resistenza delle mie mura vacilla.
Avrei anche giocato Ryse: Son of Rome ma siamo seri su.

Shantae and the Pirate's Curse

Tanto colore e un'altra concessione al classico.
Non c'è molto che possa aggiungere oltre al fatto che sia dannatamente divertente, non fatevi però ingannare dall'aspetto da cartone per bambini, il gioco non si fa nessuno scrupolo.
Ve ne accorgerete molto presto.

The Dream Machine

Sei capitoli usciti tra il 2012 ed il 2017 con un'incremento della qualità tra i vari episodi quasi esponenziale.
La prima cosa che vi colpirà sarà la veste grafica. Tutto il gioco è fatto a mano.
Fondali, personaggi, tutto costruito da zero con cartone, pongo e dio solo sa quanta colla ma il vero lavoro è nella storia che racconta.
Appena arrivati nel vostro nuovo appartamento non avrete nemmeno il tempo di disfare i vari pacchi che vi imbatterete nel segreto nelle viscere dell'edificio e da lì in poi sarà un viaggio tra i sogni dei vari vicini di casa in una gara per quanto vi è di più caro al protagonista.
Un'avventura grafica moderna che regala più di un'ambientazione indimenticabile (tra tutte la nave da crociera).
E questa è la vostra faccia.

Jotun

L'evocativo mondo sovrannaturale norreno, una guerriera destinata al Valhalla che muore come un comune mortale e viene benedetta dagli dei con una sfida per riscattare l'onore, il tutto con una veste grafica notevole e un sacco di spazi vuoti da percorrere.
Se c'è una cosa che appare chiara è la volontà di dipingere un mondo fantastico e farlo assorbire al giocatore cercando di non distrarlo troppo con inutili combattimenti sebbene si sia scelto l'impianto di un picchiaduro a scorrimento per farlo.
Boss notevoli intervallati da lunghissime camminate.
Ciò detto, i vari ambienti vi rimarranno sicuramente impressi nella memoria.
Me lo ricordavo diverso il fagiolo magico.

Transistor

Grandissima grafica, musica bellissima eppure la tagliola sulla vostra caviglia scatterà con l'ingegnoso gameplay con il quale non soltanto spazierete tra il combattimento in tempo reale e un più preciso e metodico sistema a punti azione ma che vi permetterà di personalizzare il vostro arsenale di abilità in una serie di numerosissime combinazioni.
Cambiando gli effetti di una semplice skill tra l'attivo e il passivo in base a quale slot le dedicherete, modificandone al contempo gli effetti, potrete creare delle variazioni che testate sul campo non potranno che compiacere il vostro ego ed il tutto è incoraggiato dalle mutevoli condizioni degli scontri che vi troverete ad affrontare, incentivando sempre un ulteriore aggiornamento.
E se la cantante protagonista è ironicamente muta potrete sempre farle mormorare delle melodie quando la vostra spada non sarà impegnata a parlarvi con la sua voce suadente.
Ciao


Sorcery!

Posso dirlo? Uno dei migliori giochi di ruolo di sempre.
Prendendo spunto dai vecchi libri game della serie, quelli dove si sceglieva un approccio e si veniva mandati ad una determinata pagina per vederne gli esiti, evidentissima ispirazione nel primo capitolo dei quattro che compongono la saga, il gioco poi si evolve talmente tanto in profondità e complessità nei successivi che la reale mole di interdipendenze, scelte e possibilità diviene afferrabile nella sua interezza solo alla conclusione dell'epopea.
Quando comincerete a pasticciare col tempo e lo spazio avrete appena uno scorcio dell'incredibile complicatezza degli ingranaggi che compongono questa macchina tutta al servizio di quello che sembrava una banale reiterazione del viaggio dell'eroe.
Qui si parla di voler ricominciare da capo non per seguire meramente una strada diversa ma per operare questa macchina con la rinnovata maestria che si è acquisita e scoprire che un nuovo di livello di consapevolezza del giocatore non solo è stato previsto dagli autori ma anche incastrato nella storia per permettervi di mettere in opera le nuove idee che al primo passaggio giammai vi sarebbero venute in mente.
Basta fare un giro a Kharé, Città delle Trappole per sapere quanto lontano sia possibile arrivare partendo da un semplice libro game.
Cast a spell! anche solo per vedere come usare un incantesimo in maniera non ortodossa.

Press X to Not Die!

Ridurre le scelte a un sistema binario, dopo le belle parole di cui sopra, sarebbe solo un sintomo di poca fantasia o budget ridotto. Oppure un ottimo sistema per farsi quattro belle risate alle assurdità concepite da questo breve film interattivo, con tutti i crismi delle produzioni CD-ROM dei bei vecchi tempi, storie sconclusionate, attori agghiaccianti, effetti speciali pacchiani e la curiosità di fallire ad ogni piè sospinto solo per vedere la fine ingloriosa del nostro eroe.




Brigador: Up-Armored Edition

Neon, fantascienza, isometria e prima che possiate sbottare un "Syndicate" una moltitudine di mech e mezzi più o meno corazzati coi quali imperversare nei vari quartieri di una città del futuro.
Piegate da soli le forze di difesa dell'ex dittatore o una delle fazioni che cercano di prenderne il posto in un gioco che fa della distruzione sistematica, con i propri gingilli preferiti, il fulcro dell'esperienza.
Perché per quanto sia generalmente appagante pilotare un colosso meccanico di svariate tonnellate sono tristemente ben pochi i giochi che si degnano di soddisfare tali desideri ed ancor meno quelli che schivino velleità simulative.
Solo a parlarne mi vien voglia di reinstallarlo.
Seconde alla bellezza delle luci sono solo le esplosioni.

Hidden Folks

Il trionfo degli effetti sonori a bocca, centinaia di versi, melodie, rumori prodotti direttamente dalle labbra dei due autori del gioco che donano personalità ad un passatempo che sostanzialmente vi richiede di trovare determinati personaggi in una moltitudine grazie ad alcuni azzeccati indizi, sebbene la parte più divertente rimanga il trafficare nei livelli alla scoperta di ogni punto di interazione.
Il perfetto killer di quindici minuti del vostro tempo.
Così tanto su cui pasticciare!

What Remains of Edith Finch

A mio modesto avviso, e a quanto pare da ciò che si legge in giro, non solo mio, l'apice della narrazione nel medium videogioco.
La scoperta, da parte dell'ultima rappresentante ancora in vita, delle sorti dei componenti della sua peculiarmente sfortunata famiglia, i Finch, di ritorno nella casa dove tutti loro hanno vissuto e a cui veniva sistematicamente aggiunta una nuova stanza per i nuovi arrivati, barrando e preservando al contempo quelle dei deceduti.
La punta di diamante dell'opera è tutta racchiusa nelle vignette che propongono il destino di ogni familiare e che risultano sempre in un gioco diverso e spesso in un vero e proprio colpo di genio.
Delle tre ore e poco più che passerete con Edith e la sua famiglia vi rimarranno molte emozioni da ricordare.
Ovviamente la casa e ciò che vi è dentro è frutto di grande cura.

ECHO


La protagonista ed un critico compagno nelle cuffie sono tutte le voci che sentirete e sono recitate con grandissima cura.
Gli ambienti nei quali vi inoltrerete sono di una squisitezza architettonica sconcertante, ricreando l'impressione di esplorare una versione edulcorata di una Versailles smisurata.
Il gioco che vi sfiderà è un'intelligente reinvenzione delle meccaniche di un titolo di infiltrazione, dove i nemici, letteralmente delle vostre copie, mimeranno i vostri comportamenti costringendovi fuori dalle vostre abitudini e portandovi sempre ad improvvisare, fino a giungere al livello di controllo tale da prevedere e pertanto influenzare l'atteggiamento dei vostri ostili sosia.
Un ottimo esempio di un'idea sulla quale si è costruito un impianto che la avvolge senza limitarne la portata.
E nel quale il buio si ritaglia un ruolo diverso dal solito.

Warhammer: End Times - Vermintide

A pochi giorni dall'uscita del seguito eccomi qui a giocare un titolo che solo Overwatch ha parzialmente oscurato tra le mie abitudini.
Con un totale di 435 ore dedicate ad affinare le mie doti di derattizzatore, partito dalla familiarità del nano con il suo scudo (che maneggio come un violino, si sappia) ed arrivato alla sublime arte di piazzare una palla di fuoco esplosiva in mezzo ad un'orda che sta per abbattersi sul gruppo, volata appena un millimetro sopra il capo del nostro inquisitore, posso affermare che questo sparatutto cooperativo prende ed espande quanto già amai dei due Left 4 Dead.
Una grande varietà di mappe, allargate ulteriormente dai DLC (la fortezza dei nani tra la neve è la mia preferita) garantisce una potenzialmente infinita rigiocabilità anche se va detto che molti sono motivati esclusivamente dalla caccia agli equipaggiamenti leggendari (mitico un nano ieri sera che all'ottenimento di un'arma di grado rosso enunciava trionfale (in maiuscolo): e con questo ho tutte le armi rosse, addio gioco di merda! - sollevando domande sull'utilità di collezionare armi che non userai.
Ma tant'è, anzi, se mi scuserete, avrei un paio di centinaia di ratti da introdurre al mio nuovo martello da guerra.
Imparerete a danzare come un'ape.

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