venerdì 10 febbraio 2017

Di ratti e martelli

Tanto tempo fa, quando Steam era solo un account da creare per attivare la mia copia fisica di Left 4 Dead, non sapevo due cose.
Non sapevo che sarebbe diventato il fulcro delle mie scampagnate digitali, soppiantando vieppiù le massicce console che circondano la televisione tuttora HD Ready ed ignoravo di aver messo piede in un genere ludico che è ancora il mio preferito per quanto concerne l'universo multigiocatore.
Cooperare o morire, questo è il mantra del gioco signore e padrone dell'affollato mercato dedicato agli zombi e siccome era tremendamente efficace e divertente, anni ed anni dopo non è praticamente uscito nient'altro di simile.
Fino a che, nei saldi natalizi, non mi sono ritrovato a caricare più e più volte la pagina dedicata a Warhammer: End Times - Vermintide.
Già vittima di diversi acquisti compulsivi dovuti alla sbornia liberatoria di possedere finalmente un hardware in grado di gestire una parte considerevole dei titoli accantonati nell'ormai affollato schedario titolato - un giorno, forse - tentennavo ancora temendo di proiettare troppe speranze in un gioco che potrebbe solo farmi provare ancora più nostalgia.

La dura realtà.
La speranza è quella su cui si accaniscono.

Il primo impatto è un po' sconfortante. Il gioco si presenta molto bene, grafica ed ambientazione sono di grande effetto, l'uso delle armi da mischia molto soddisfacente (come lo spatafasciare il bordo rinforzato di uno scudo sui denti di uno skaven), le meccaniche piacevolmente familiari, molte chiacchiere divertenti tra i membri del party e francamente puoi usare un nano armato di martello e fucile.
Quello che annichilisce inizialmente l'entusiasmo è la lobby multiplayer praticamente deserta e un gioco del genere non te lo puoi godere da solo.

Chi mai potrebbe resistere a tutto ciò? Chi, io mi chiedo!

Quindi provo timidamente a giocare la sera, con la speranza di trovare anime complici per attraversare le strade di Ubersreik, i suoi moli, le sue campagne, le sue fortezze e tutte le mappe che il gioco base ha da offrire.
Ed è così che scopro che l'ideale dopocena di molti utenti è una bella caccia al ratto.
Sono undici le ore che Steam mi segnala ho dedicato alla sottile arte di apporre un maglio d'acciaio tra le gengive incrostate di un roditore antropomorfo e sto ancora imparando le basi.
Questa è la storia di come un imberbe nano ha imparato ad apprezzare il suo piccolo martellino tra compagni in grado di decapitare uno Stormvermin corazzato.
Dopo una delle ormai innumerevoli incursioni alla difficoltà media, l'host della partita opta per il livello incubo, di ben due spanne sopra a tutto ciò cui ero abituato e decide pure di farlo in una mappa a me sconosciuta, il dungeon.
Ed è così che Vermintide diventò un survival horror in grado di sbiancarmi la barba.

- Don't let them defile my beard... -
- Attento, - mi dice un compagno - qui c'è il fuoco amico.-
- Non me ne preoccuperò molto, - gli rispondo sarcasticamente, - tanto morirò molto prima di essere d'impiccio. -
- Non se usi lo scudo. -
Eh già, abituato alle coccole dei livelli di difficoltà più bassi è facile dimenticarsi che si hanno due armi fondamentali nelle mischie più affollate. La parata e la spinta. Un loro uso giudizioso è fondamentale quando ci si cimenta in sfide più complesse.
Fu così che un cacciatore di streghe, un'elfa e un sergente imperiale, tutti veterani, si portarono dietro un nano timoroso in un budello oscuro e pieno di trappole dove dal buio onnipresente arrivavano versi e rumori che promettevano un bel po' di problemi.
Quella mappa è stata una rivelazione.
Un gruppo compatto e attento ai propri compagni ha trasformato un gioco divertente ma caotico in un vero esercizio di stile, con una tensione altissima accompagnata sempre dallo stupore di essere usciti tutti interi da un'altra imboscata nelle tenebre.
Diamine, siamo sopravvissuti pure all'arrivo del Ratogre che in una situazione già confusa può mettere la parola fine alla spedizione.
Tutto è molto più letale e quindi tutto merita molta attenzione e di conseguenza tutta l'avventura diventa memorabile.
Come la fuga da quelle temibili profondità, dove la nostra meticolosità viene abbandonata, complice la vicinanza dell'uscita, in cui infine cado, vittima della nube venefica sprigionata da una granata che non posso evitare, spalle al muro circondato da decine di ratti.
Un contrattempo mi ha separato di alcuni metri dai compagni che non possono più recuperarmi e, salvando in extremis solo l'elfa che si era attardata per tentare un soccorso, fuggono.
Morte sfortunata a parte, sono sopravvissuto quasi fino al termine dell'esperienza ed ho potuto apprezzare come il gioco si trasformi in qualcosa di molto più entusiasmante.
Contenti del risultato e sorprendentemente del loro tank in prova, mi trascinano in un'altra mappa, stavolta fortunatamente all'aperto, dove falliamo miseramente quasi subito quando tutti quanti, nessuno escluso, cadiamo da sporgenze sopraelevate sulle quali ci si aspettava dovessimo saltare agilmente.
Non posso parlare per gli altri ma io mi sono visto occupare il punto d'atterraggio da un patetico roditore che ha pertanto respinto la mia acrobazia al mittente. Il mittente sarebbe il suolo una decina di metri più in basso.

Si badi, la situazione può anche essere diametralmente opposta.

Ritentiamo così, con l'onore nelle stesse condizioni delle nostre rispettive terga e ancora una volta l'attenta cooperazione e un costante miglioramento personale portano a casa il risultato.
All'urlo di uno di noi - dai forza, correte! - c'è la svolta, un'orda si abbatte su di noi da entrami i lati e un ogre fa il suo ingresso.
Malconcio come uno straccio sollevo un compagno e subito dopo un colpo mi abbatte definitivamente e, senza stupire nessuno, salta fuori che sono morto a cinque metri dalla via di fuga.
- E NO! MA DAI! - faccio in tempo a sbottare nella chat, poi un'ascia a due mani leggendaria salta fuori dalla schermata del tiro di dadi e sono già pronto a testarla con i miei nuovi amici.

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