martedì 28 aprile 2026

From the Origins to the Inquisition in the Age of Dragons

Una combo uno-due mi ha sollevato da terra e coricato sulla stessa, facendomi passare tutto il periodo tra dicembre 2025 ed aprile 2026 a rigiocare una serie che comprende uno dei miei titoli preferiti di sempre e i suoi (finora giocati solo) due seguiti di minore apprezzamento, ovverosia il mega-video da più di sei ore sulla serie di Noah Cadwell-Gervais (visto a pezzi e solo dopo aver rigiocato ogni capitolo) ed il fatto che facendomi anziano tendo a rivolgermi sempre di più alle vecchie glorie e sempre meno alle nuove uscite.

Prima di iniziare però, c'è una doverosa ammissione da fare. Otto anni fa sono stato troppo intransigente con il capitolo Inquisition e sebbene a tuttoggi rimanga fedele alle lamentele dell'epoca, ritengo che quanto di buono ci fosse nel gioco è di grande qualità ed un piacere da assaporare e permane il dispiacere che ci fosse tanta bellezza oberata da tanta miopia (sia mia che degli sviluppatori / editori).

Ma di cosa stiamo parlando, o mio sprovveduto lettore?

Ma di Dragon Age, perdinci e perbacco!

Un giorno azzeccherò il PG e ci sposeremo, o Cassandra del mio cuor.

La punta di diamante del trittico è il primo capitolo, Dragon Age Origins, del 2010, quando la Electronic Arts ci faceva credere di investire in cose belle e nuove. In un periodo nel quale, secondo i publisher, i CRPG erano roba vecchia e che non voleva nessuno, la Bioware ti tira fuori un dark fantasy con una curatissima e panciuta (non usare lore, dannazione) tradizione come fondamento per una sontuosa saga.

Origins aveva tutto.

Il pedigree degli sviluppatori, che il mondo conosceva per Baldur's Gate 2 (mentre il vostro per Jade Empire e Knights of the old Republic), sei, e dico 6 diversi prologhi a seconda del PG scelto, una lunga ed avvincente campagna, l'impronta da fantasy meno epico e più brutale, con escursioni anche nell'orrore, un sistema di combattimento ben pensato, tattico, avvincente e con un numero decente di abilità utili e diverse che premiavano la sperimentazione e che aiutavano a non vedere le frequenti battaglie come una forzata  perdita di tempo (il mio rogue passava dall'arco ai pugnali come un novello Legolas, per esempio), battaglie che poi giocavano sovente con il posizionamento dei nemici per alzare la sfida.

Parliamo poi di un buon cast di compagni, delle quest secondarie usate spesso come occasione per approfondire la conoscenza di questo nuovo mondo fantasy, di un pregevole codex per i più curiosi e meno avversi alla lettura, un mezzo seguito nelle veci di Awakening, corposissima espansione e delle tante occasioni per fare scelte che definivano il nostro percorso e lo differenziavano da quello di altri giocatori.

Ecco, a tal proposito urge chiarire che sono d'accordo con Noah circa il fatto che la storia delle scelte e delle conseguenze da tenere a mente per i capitoli successivi si sia rivelata peggio che una lama a doppio taglio ma un vero e proprio incubo per gli sviluppatori che si sono trovati a dover ridimensionare e sfoltire parecchio nei lavori successivi, incorrendo ovviamente nelle ire dei giocatori, me (dell'epoca) compreso.

È stato il loro focalizzarsi maggiormente sulla personalità del PG nei seguiti che sulle sue scelte epocali che si è rivelata, allora, una buona pensata. Meno uccidi / risparmia l'Architetto e più con che tono ti sei rivolto a Meredith, perché quello che ne esce è un personaggio più personale. Addio quindi ai dialoghi a base di domande dell'eroe del Ferelden e via alle risposte pie, sarcastiche o aggressive del campione di Kirkwall fino anche al doppio a disposizione dell'inquisitore. Rimangono le situazioni da paragon / nemesis di Mass Effect per le scelte epocali, Maghi o Templari? ma tutta Kirkwall ancora parla di come ho dato il ben servito a Sebastian o come, con un "e con un amico?" nello scontro finale mi riportavo al fianco quel fessacchiotto di Fenris.

Prima di spendere due parole per Dragon Age 2 chiudiamo col primo.

Gli posso imputare solo due colpe. Tutto quel maledetto marrone ed il tenere personaggi e parti salienti della storia dietro il prezzo dei DLC, problema oggi decaduto con l'edizione definitiva.

 

me and the girls on our way to dismantle a bad reputation
(and the templars)

Qualcuno ha detto marrone? Con solo un anno a disposizione (2011), dalle miniere di Sassus Cryptus in California, gli sviluppatori in catene della Bioware non hanno certamente avuto il tempo necessario per scavare troppo in profondità, anche se con la dovuta avidità ed il risultato è un piccolo miracolo di adattamento con un numero sorprendentemente basso di compromessi compromettenti.

Di necessità virtù ne è scaturita una storia più raccolta che si svolge nel corso di alcuni anni (meno scelte ma puoi goderti diverse conseguenze mano a mano che si prosegue che pertanto, risolte prima del finale, rendono l'intreccio più gestibile), un approccio più intimo al PG, quasi mondano e una realtà limitata ad una manciata di aree (i quartieri della città delle catene) che rendono l'evoluzione dei fatti più marcata e visibile.

Impeccabili invece sono l'utilizzo del personaggio del mago insofferente al controllo Anders e l'introduzione di ben due elementi che presentati qui diverrano angolari nella storia di Inquisition.

Introdotto in Awakening, Anders ritorna in Dragon Age 2 come un uomo cambiato, passato dall'amabile padroncino di ser Pounce-a-Lot a terrorista radicalizzato per la libertà. Forse uno dei migliori elementi di questo capitolo è la caratterizzazione del personaggio, il motivo delle sue gesta e il modo in cui le porta a fruizione. Sarebbe stato facilissimo buttare tutto in vacca e fare la solita accoppiata terrorismo = cattivo o peggio ancora adottare la visione di Bioshock Infinite, dove la resistenza è malvagia tanto quanto il regime, non vedi?

Anders sa che quello che programma, prepara e mette in atto, all'insaputa del giocatore! (genio, un personaggio non giocante che trama alle mie spalle e mi inganna con quest secondarie apparentemente innocue) è riprovevole e a cattedrali bruciate è pronto al giudizio ma il suo gesto è la naturale, ovvia conseguenza di un clima che nel corso di Dragon Age 2 si inasprisce (e qui paga il racconto che abbraccia anni) e che forza anche la mano al giocatore a prendere finalmente una posizione netta in un problema che non è più del futuro.

Che dire poi del lyrium rosso e degli eluvian che, presentati qui per la prima volta, maturano in questioni principali in Inquisition? Ti ricordi, o giocatore, come il fratello di Varric era impazzito al contatto con questo minerale? Ebbene ora l'inquisitore deve vedersela con un esercito di templari che ci puccia il cornetto tutte le mattine. A già, non è nemmeno un vero minerale! (spoiler!)

Merrill si gioca la reputazione ed il rapporto col suo clan, fino alle amare conseguenze, per tutto il gioco con la sua ricerca su quello specchio che, se in Origins avete scelto di impersonare l'elfo Dalish, avete già incontrato insieme a lei e poi salta fuori che saranno il problema cardine del DLC finale di Inquisition, Trespasser e un ottimo motivo per rivedere Morrigan.

(ci sarebbe poi la nemesi dell'inquisitore presentata qui in un pregevole DLC che non ha giocato nessuno) 

A mio modesto parere questi aspetti che vengono ripresi ed elaborati più a fondo sono molto meglio dell'avere un quarto capitolo, quattordici anni dopo, che si ricorda se nel 2010 ho salvato il figlio del contadino oppure il cane. 

che dirti Sera, sono un romantico

 

Tra i compromessi tollerabili ci sono un cast di comprimari che al netto di alcune gemme (Varric, Merril e Aveline) presenta anche un paio di occasioni mancate. Sebastian è piatto e monocorde, meritando l'oblio a cui lo destiniamo noi giocatori avveduti ed il buon Varric e Fenris è

...

Che diavolo sarebbe Fenris?  Fenris sembra preso da un altro gioco. Fenris è stonato.

Kirkwall è più intima ma è davvero minuta, anche col barbatrucco della differenziazione giorno e notte, l'antagonista migliore te lo giochi alla fine del secondo atto, perché l'Arishok è tanta roba e il nuovo stile grafico è una gradita aggiunta ma penalizzata dalla solita palette marrone, rosso e ocra.

Massacrati dal tempo di sviluppo insufficiente e quindi irrimediabilmente compromesse vediamo quindi le aree di gioco piccole e riciclate ad libitum, quest secondarie da un tanto al chilo, di cui ricordi solo che te le smazzavi in massa per poter finalmente procedere a quelle ben più appaganti legate alla storia principale ed i combattimenti tutti uguali che annullavano qualsiasi velleità strategica con la semplice apparizione dal nulla dei nemici.

Credevi fossero tre banditi vero? Ecco gli altri ventidue che si calano dall'alto in gruppi da otto, qui, qui e qui. A turno. Tutti i combattimenti sono così. Se non credete nei mod, abbassate il livello di difficoltà e cercate di finirli il prima possibile, perdita di tempo intollerabile e continua. L'unica battaglia che ricordo è stata quella difficilissima contro l'Arishok nella sala del trono. 

Ciò detto, rimane un bel gioco


Di Dragon Age: Inquisition invece dirò poco.

Quello che non mi piacque all'epoca è rimasto sgradito, mappe enormi fini a sè stesse, con questarelle perditempo per dare l'idea che non siano vuote, raccolta degli stramaledetti ingredienti, crafting capace di rendere la stragrandissima maggioranza del loot praticamente inutile, premiami allora direttamente con delle monete e non con il millesimo anellino del cavolo da passare nella lista "vendi in blocco", combattimenti ancora meno divertenti (va però detto che riempire l'arena di bombe elementali con la sola pressione di un tasto è stata una gradevole sorpresa nel giocare come rogue) ed un nemico che sebbene interessante e caratterizzato, appare troppo poco.

Il resto però è sontuoso. A soli tre anni dal secondo capitolo qui la grafica è straordinaria. Personaggi bellissimi da vedere e ancora di più da ascoltare, alcune delle quest principali sono memorabili, il DLC nelle Vie Sotterranee è speciale, c'è una tale varietà nei colori che non può che essere una risposta al "realismo del marrone" che ha appestato la prima decade del 2000, si può persino personalizzare la colorazione dell'equipaggiamento (apprezzabilissima aggiunta).

Sarebbe stato un capolavoro se invece di annacquarlo con del "contenuto" ci si fosse concentrati maggiormente sul fondamentale, problema evidentemente opposto allo sviluppo del 2.

Lo rigiocherò sicuramente una terza volta, in futuro, magari  con l'ausilio di un mod dimagrante (150 ore di cui la metà a correre in circolo anche mai più, grazie).

Inquisition quindi rivalutato, quello che c'è di bello è stato detto e non è affatto poco e per non rovinarvi la sorpresa taccio sul numero rilevante di rivelazioni notevolissime che (purtroppo soprattutto nei DLC) espandono nozioni date per acquisite. 

 


 

 

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